Verità per Giulio: il Comune di Crema esponga un altro striscione e aderisca formalmente alla campagna

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Ecco il mio intervento di questa sera al Consiglio Comunale di Crema:

  • cosa hanno fatto a Giulio
  • cosa ha detto Salvini
  • cosa dovrebbe fare il Comune di Crema
  • cosa dovrebbero fare i consiglieri

Dalle informazioni a cui ognuno di noi può accedere:

L’ordine di sequestrare Giulio Regeni è stato impartito dal generale Khaled Shalabi, capo della Polizia criminale e del Dipartimento investigativo di Giza

Nella caserma di Giza «Giulio viene privato del cellulare e dei documenti e, di fronte al rifiuto di rispondere ad alcuna domanda in assenza di un traduttore e di un rappresentante dell’Ambasciata italiana» viene pestato una prima volta.

Tra il 26 e il 27 gennaio (2016) «per ordine del Ministero dell’Interno Magdy Abdel Ghaffar», Regeni viene trasferito «in una sede della Sicurezza Nazionale a Nasr City.

Cominciano 48 ore di torture progressive», durante le quali Giulio comincia ad essere semi-incosciente. «Viene picchiato al volto», quindi «bastonato sotto la pianta dei piedi», «appeso a una porta» e «sottoposto a scariche elettriche», «lasciato nudo in piedi in una stanza dal pavimento coperto di acqua, che viene elettrificata ogni trenta minuti per alcuni secondi».

Dopo tre giorni di torture il ministro dell’Interno decide di investire della questione «il consigliere del Presidente, il generale Ahmad Jamal ad-Din, che, informato Al Sisi, dispone l’ordine di trasferimento dello studente in una sede dei Servizi segreti militari, anche questa a Nasr city, perché venga interrogato da loro». «Giulio – continua la fonte – viene colpito con una sorta di baionetta» e «gli viene lasciato intendere che sarebbe stato sottoposto a waterboarding, che avrebbero usato cani addestrati» e non gli avrebbero risparmiato «violenze sessuali, senza pietà, coscienza, clemenza».

Regeni entrò in uno stato di incoscienza. Quando si svegliava, minacciava gli ufficiali del Servizio militare dicendogli che l’Italia non lo avrebbe abbandonato. La cosa li fece infuriare e ripresero a picchiarlo ancora più violentemente». «I medici militari visitano il ragazzo e sostengono che sta fingendo di star male. Che la tortura può continuare», con «lo spegnimento di mozziconi di sigaretta sul collo e le orecchie» fino alla morte. [qui la fonte]

E invece, povero Giulio (ma anche povera mamma Paola e papà Claudio) il governo Conte, per bocca del Ministro Salvini, dice che “sono più importanti i rapporti con l’Egitto” buttando nella spazzatura, in un sol colpo la giustizia per quello che probabilmente è il peggior omicidio di un italiano all’estero dai tempi della seconda guerra mondiale, cestina la nostra democrazia e la giustizia che essa reclama, l’umanità della ricerca della verità per un ragazzo che la madre è riuscita a riconoscere “solo dalla punta del naso” e finanche le sue stesse parole quando il 13 aprile 2016 scriveva: «E’ una farsa, se non ci fosse di mezzo un morto e la sua famiglia… non so più cosa commentare. Il problema però non è un paese, l’Egitto, che ci sta prendendo in giro, ma un paese come l’Italia che evidentemente conta come il due di picche e viene irriso non solo dall’India dopo quattro anni con i marò ma anche dall’Egitto. Spero solo che ci sia un ministro di un governo italiano che tira fuori gli attributi».

Probabilmente da qui non possiamo fare molto ma certamente abbiamo il dovere di tenere alta l’attenzione e la pressione: il governo italiano (con il suo inesistente ministro degli esteri Moaveno) deve andare fino in fondo e pretendere verità e giustizia perché Giulio potrebbe essere nostro figlio.

Chiedo alla Sindaca Bonaldi, come avevo già fatto in passato, di dare la disponibilità affinché venga esposto sul municipio di Crema un segno evidente dell’adesione alla campagna di Amnesty International VERITA’ PER GIULIO REGENI e l’adesione formale alla campagna stessa.

Credo che sarebbe un bel gesto raccogliere, per ogni consigliere (una decina di €), al fine di sostenere le spese di stampa: sono disponibile alla raccolta del denaro chi intende aderire


Come sempre sono disponibile al confronto: ecco come contattarmi

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