“Sindaca”: non si tratta di “vezzo”

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Dall’inizio ho utilizzato (e, inutilmente, invitato ad utilizzare) Sindaca e non  Sindaco se, come nel caso di Crema, la prima cittadina è una donna. Non è certo un vezzo piuttosto un’affermazione della necessità culturale di andare verso la parità di genere vera. Sono convinto che le parole costruiscono la rappresentazione che abbiamo del mondo e quindi, se vogliamo intervenire, non possiamo certo rinunciarvi.

Come è possibile volere davvero la parità di genere se non abbiamo nemmeno le parole per dirlo?!

Riporto quindi un interessante articolo apparso su Internazionale alcuni giorni fa. Vale la pena leggerlo …  e cambiare il modo di dire e vivere il mondo

Si chiama écriture inclusive, scrittura inclusiva, e da alcune settimane fa discutere l’opinione pubblica francese. Il Manuel d’écriture inclusive, curato dall’agenzia di comunicazione francese Mots-Clés, la descrive come un “insieme di attenzioni grafiche e sintattiche” che in un testo “permettono di assicurare uguale rappresentanza agli uomini e alle donne”. Nota e praticata da tempo negli ambienti femministi, ha cominciato a diffondersi in Francia nel 2015, quando l’Alto consiglio per l’uguaglianza tra donne e uomini (Hce) ne ha raccomandato l’uso.

[L’articolo continua qui]

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