Se manca l’elaborazione politica allora si è capaci di qualunque cosa

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La dimensione politica, quando non è solo “amministrazione di condominio”, è in una certa misura espressione pubblica e sociale di una concezione, anche etica e morale, del mondo.
Quindi ogni luogo, inserito in un contesto caratterizzato da una dialettica democratica, che elabora una visione di mondo è necessariamente un luogo politico. Di converso ogni forza politica che non è in grado di esprimere una qualche visione di mondo abdica alla sua funzione fondamentale di rappresentazione pubblica di istanze di diversi settori della società.
(Penso, per inciso, che questa sia una delle cose che la sinistra si è persa per strada e spero, vivissimamente, che riesca a ritrovarla).
Ma cosa succede se un gruppo espressamente rinuncia a questo compito fondamentale? Allora smette di essere politica, smette di fare il bene della democrazia in cui è inserita, e cessa, in definitiva, la sua funzione.
Nel momento elaborativo, quando si “ponderano” le scelte non ci si può affidare al solo voto di maggioranza e quando questo avviene o siamo al culmine di uno scontro di visioni, all’apice di un dibattito tanto forte da poterlo risolvere solo con un voto a maggioranza oppure siamo di fronte ad una mancanza totale di capacità di elaborazione.
Quando si parla  di questioni eticamente dense allora la questione si manifesta in maniera più evidente.
E’ il caso, di qualche anno fa, della consigliera comunale di Milano Patrizia Bedori che in commissione era a favore del finanziamento (3000 €) per le celebrazioni della Giornata della memoria ma poi l'”assemblea” si è espressa in senso contrario (“Perché dare i soldi agli ebrei?”) e in consiglio ha votato in senso contro.

Se un gruppo politico non ha una cornice valoriale di riferimento, non disegna insomma i confini del suo campo da gioco, allora ci si può aspettare di tutto persino che una persona eletta dai cittadini si trovi “obbligata” a compiere scelte opposte alla sua coscienza: siamo alla negazione della politica.

Si osserva insomma una scissione netta tra il “piano personale” ed il “piano politico”: credo che questo sia drammatico perché l’organizzazione politica che opera questa divisione smette, come dicevo prima, la propria funzione e, ancora peggio, rischia di diventare capace di qualsiasi cosa: di una scelta o del suo opposto. Su qualunque tema.
Con questa lente, non è quindi difficile capire come i grillini siano passati dall’essere, alle loro origini,  potenziali interlocutori del centro sinistra all’andare a braccetto con la versione più razzista e becera della Lega.

E’ quello che ho visto accadere, nel piccolo della mia città di Crema, al consigliere grillino Draghetti che in occasione del referendum irlandese sull’aborto (di cui non mi interessa entrare nel merito) si augura una vittoria del No. Di fronte alle critiche il consigliere si barrica dietro ad un “è la mia opinione personale non quella del movimento”: e qual è quella del Movimento 5 stelle? Quella  pre-referendaria oppure quella di Draghetti? E se fosse differente dalla sua come può il Cons. Draghetti restare tra le fila dei grillini?

 

 

Come sempre, sono a disposizione per qualsiasi chiarimento o informazione: contattami!

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