Il Comune fa da banca a Sport Management: una scelta profondamente sbagliata e che lascia molti dubbi

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Si è appreso (attraverso un messaggino Whatsapp: ieri si è tenuta una Commissione bilancio e non è stato fatto cenno alla cosa!) che la Sindaca Bonaldi ha deciso di concedere a Sport Management un “contributo” di 150.000 € e di 35.000 € per il costo utenze, questo perché Sport Management (una SPA che gestisce 45 impianti in giro per l’Italia e conta 120.000 tesserati) avrebbe un problema di liquidità (ma questa società, a detta propria della Bonaldi, “fa begli utilI”).
E’ utile ricordare che ci sono già contenziosi in atto tra il Comune e Sport Management perché quest’ultima non ha ottemperato a vari obblighi previsti dalla convenzione e che, in varie occasioni, non si minimamente preoccupata di interloquire con la massima assise della città.
Dopo una settimana di trattative (di cui non abbiamo contezza) la Giunta ha quindi deciso, di fatto, di fare da banca a Sport Management. E’ davvero difficile non interrogarsi su questo fatto: una titolare di P.IVA può andare in banca e sperare (con molte difficoltà) di ottenere un prestito da 25.000 € cosa che invece non fa una società del genere. Si provvederà forse a dare un contributo analogo, per esempio, agli ambulanti del mercato?
Siamo al paradosso per cui l’istituzione pubblica comunale garantisce il business che un privato fa attraverso una proprietà pubblica.
Inoltre uno degli effetti di questa operazioni è quella di legare sempre di più il Comune di Crema a Sport Management per cui sarà sempre più difficile rescindere il contratto qualora la società continuasse a non operare al meglio, cosa che invece è stata fatta in altri Comuni dove Sport Management operava.
Resta poi il nodo dei rinnovi contrattuali dei dipendenti che erano passati in SM: quali garanzie sono state pensate per loro?
Infine, questa società deve fare (come da convenzione) importanti investimenti sulla struttura, ben più onerosi di 150.000 €: davvero potrà provvedervi? Se non lo farà il Comune ne avrà un duplice danno: il primo per i lavori non eseguiti e in seconda battuta il “regalo” di un “credito” da 150.000 €.
L’emergenza Covid ha sicuramente posto molte domande a cui siamo oggi tenuti a dare una risposta, una di queste riguarda, sicuramente, la logica dell’affido di servizi di utilità pubblica ai privati.

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